domenica 7 maggio 2017

Aspettando Bojangles


“Non mi trattava né da adulto né da bambino, ma piuttosto come un personaggio da romanzo. Un romanzo che lei amava molto e teneramente, nel quale s’immergeva in ogni istante. Non voleva sentir parlare né di grattacapi né di tristezza.”: la madre dell’io narrante di Aspettando Bojangles (traduzione di Roberto Boi, Neri Pozza) è una donna inafferrabile, fuori da ogni convenzione. Ama ballare, bere cocktail, invitare a pranzo chiunque, leggere accarezzando la gru che chiama Damigella superflua. Suo marito l’adora e l’accontenta in tutto. Il figlio cresce senza regole e a un certo punto anche senza scuola: la frequenta troppo saltuariamente e fa troppa fatica a mentire per essere credibile tra i suoi coetanei; i genitori gli insegnano un po’ di tutto a modo loro; quando vogliono minacciarlo, dicono se non fai il bravo accendo la televisione. Il libro di Oliver Bourdeaut, ricco di echi fitzgeraldiani, ha un effetto ipnotico: trascina il lettore accanto ai tre protagonisti, gli fa sentire la loro magnifica irresponsabilità. Da un certo punto in poi la torre dorata comincia a mostrare le sue crepe. Arriva un ispettore delle tasse: c’è un’enorme arretrato da pagare, bisogna rinunciare alla casa. La madre comincia a essere tormentata da una ridarella infelice, si toglie le mutande durante un pranzo e le sbatte in faccia a un invitato, esce nuda a comprare le ostriche, e infine accende un fuoco in soggiorno per bruciare le vecchie fotografie. Nella clinica psichiatrica diventa la regina del secondo piano, i pazienti pendono dalle sue labbra e il bambino trova nuovi stravaganti amici con cui intrattenersi. L’ultima sfida che coinvolge tutta la famiglia è una fuga avventurosa verso il castello in Spagna. Definita dallo stesso Bourdeaut “una storia vera con alcune menzogne”, Aspettando Bojangles mescola amore, malattia mentale, sofferenza e gioia di vivere con uno stile che conquista.

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