domenica 21 maggio 2017

Gin tonic a occhi chiusi


una madre ingombrante, dispotica, snob, sempre pronta a mettere in competizione i figli tra loro e con una spiccata predilezione per il minore dei tre: a dominare il romanzo di Marco Ferrante, Gin tonic a occhi chiusi, pubblicato da Giunti, è il personaggio della sessantenne Elsa Misiano, tutt’altro che simpatica. Ma è impossibile simpatizzare per qualcuno in questo romanzo corale, ambientato nell’alta borghesia romana (i tre fratelli sono uno fiscalista, uno deputato e uno giornalista) che si tiene impegnata imbastendo inciuci, scambiando pettegolezzi, scivolando in annoiati adulteri. Paolo spende trentamila euro per la collana di Bulgari che la sua amante reclama; la collana finisce tra le mani di una escort amica dell’amante che se la tiene per non far scoppiare uno scandalo che poi scoppia lo stesso; la carriera politica di Paolo si salva grazie al suo impegno casuale contro le pale eoliche che lo fa amare dagli ambientalisti; sempre Paolo mette incinta l’amante mentre la moglie sta per avere il quarto figlio e la moglie, magnanima, se lo riprende in casa e organizza anche la festa di compleanno, quando la bambina nata dalla relazione extraconiugale compie un anno. E Gianni e Ranieri non sono da meno, quanto a storie lavorative e amorose pasticciate e svuotate di senso. A una materia già gelida, Ferrante sovrappone un narratore beffardo, che registra i movimenti dei Misiano e di chi gravita intorno a loro con spazientito distacco. Di Anna, la donna che prima si mette con Gianni e poi con Ranieri, a un certo punto si dice che le piacciono le storie “che non significano niente se non quello che dicono”. Quella raccontata in Gin tonic a occhi chiusi, è una storia così, una storia che si fa specchio di un mondo, rinunciando a ogni altra ambizione.

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