lunedì 8 maggio 2017

Il figlio della fortuna


dopo aver letto il romanzo di Cristoph Hein in uscita da e/o sono andata a cercare negli scaffali della mia libreria L’amico estraneo, che mi aveva colpito molto quando l’avevo letto. Dentro c’è il mio nome e la data 1990. Ventisette anni dopo la bravura di questo scrittore, la sua capacità di turbarmi è ancora quella di una volta. Il protagonista del Figlio della fortuna (tradotto da Monica Pesetti) è Kostantin, un ex preside sessantacinquenne. Un giorno si presenta a casa sua una ragazza che vuole intervistarlo sulla storia del liceo e fargli una foto con gli altri presidi dell’istituto. Kostantin è molto seccato da questa richiesta, non ha voglia di essere accumunato a gente che non gli va a genio. Quando gli arriva una lettera con un cognome che non è il suo, la moglie Marianne si lamenta del fatto che non le ha mai parlato della sua famiglia (“non bisogna turbare inutilmente le persone che amiamo” è la massima che suggella il libro). La storia di Kostantin attraversa mezzo secolo di storia tedesca, ne incarna le ferite recenti. Il padre, un ricco industriale, viene impiccato dai polacchi dopo la guerra: ha supportato il regime hitleriano, voleva addirittura costruire un campo di lavoro accanto alla sua fabbrica, solo la guerra l’ha distolto da questo progetto. La madre di Kostantin, che ignorava l’attività politica del marito, si ritrova in mezzo alla strada incinta e con un figlio di due anni. Appena può cambia il cognome ai bambini, si mette a lavorare come donna delle pulizie. Pur avendo studiato lingue, non può insegnare perché su di lei pesa il marchio del marito, e i due ragazzi, che sono entrambi molto bravi a scuola, devono scegliersi un mestiere perché l’università è loro preclusa. A quattordici anni Kostantin scappa di casa e va a Marsiglia: la sua idea era arruolarsi nella legione straniera, viene deriso dai legionari, trova lavoro in una libreria antiquaria e si rimette a studiare. Due anni dopo torna in patria per il desiderio di rivedere sua madre e non recede dalla sua decisione anche se stanno costruendo il Muro e non potrà più uscire dalla Germania dell’Est. Hein racconta la passione per il cinema di Kostantin che lo porta a concorrere all’Accademia e a venire ammesso, ma ancora una volta, il passato paterno impedisce che la sua candidatura venga accettata. Altri, pronti al compromesso con il nuovo regime, come suo fratello, come i presidi che si alterneranno nella sua scuola, faranno brillanti carriere. Hein descrive il suo paese, l’ex Ddr, ma le dinamiche di potere, sopruso, viltà e la possibilità di resistervi e vivere una vita all’insegna dell’onestà sono le stesse ovunque e in ogni tempo. Gran bel libro.

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