lunedì 1 maggio 2017

la coppia libera

ho letto ieri un’intervista di Paolo Cognetti alla vedova di Terzani. Lei raccontava che a cinquantotto anni il marito aveva deciso di mollare tutto e di andare a vivere non so dove. Lei lo raggiungeva tre-quattro volte l’anno e si sentivano spesso. Alla domanda di Cognetti se era stato duro accettare questo, rispondeva di sì, ma che valeva la pena di farlo pur di mantenere il legame con lui.

È cosi difficile accettare che le persone cambino. Per circa trent’anni ho vissuto con un uomo che rappresentava per me il massimo dell’affidabilità: non particolarmente interessato a quello che io facevo, non troppo attivo sul fronte dei figli, dedicato innanzitutto al suo lavoro, poco espansivo, ma solido, stabile, presente anche a distanza.

Nel film Le cose che verranno, Isabelle Huppert dice al marito, che le ha appena parlato del suo incontro “con una persona”, pensavo che mi avresti amata per sempre. Anche io lo pensavo.


È dall’anno scorso che il marito ha cominciato a dare segni di insofferenza: nei confronti del suo lavoro, della sua città, di me. La fase più critica ora sembra passata; è subentrata una bonaccia che non mi convince. Gli è sempre piaciuto girare da solo; eravamo da poco andati a vivere insieme a Milano quando ha allungato un viaggio di lavoro negli Stati Uniti facendomi restar male; forse perché io sono d’indole molto più casalinga e appena finisco una missione non vedo l’ora di tornare. Ma un week end a Parigi come quello che ha appena fatto non riesco a non sentirlo come uno schiaffo. Aveva detto che mi avrebbe raggiunto oggi al mare, che sarebbe venuto a prendermi. Ho preferito prendere il treno ieri sera piuttosto che restare ad aspettarlo, accumulando tensione. Una bella cosa in teoria la coppia libera, io faccio quello che mi pare, tu fai quello che ti pare, ci ritroviamo quando ne abbiamo voglia, se ne abbiamo voglia. Solo che non fa per me, non l’ho mai desiderata, non mi ci ritrovo. Se solitudine deve essere, che solitudine sia, di un finto marito non me ne faccio niente.

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