domenica 7 maggio 2017

La guerra dei cafoni


del romanzo di Carlo D’Amicis, La guerra dei cafoni, il film di Davide Barletti e Lorenzo Conte, prodotto da minimum fax, mantiene l’idea di fondo di una Puglia assolata in cui i ragazzi venuti in villeggiatura si scontrano con i ragazzi del luogo per voglia di menare le mani, per sentirsi uniti, per il gusto di sopraffare. Degli anni settanta molto presenti nel libro, qui resta solo il modo di vestirsi dei ricchi, e la mancanza di dati contestualizzanti accentua il tono di fiaba. Mi è piaciuta molta questa trasposizione che oscilla tra fedeltà e tradimento e mi sono piaciuti moltissimo i ragazzini scelti per dar corpo a Francisco Morinho, a Mela, a Tonino lo Storduto, a Scaleno, a Sabrina Scopainculo e agli altri. Il film racconta un’età di passaggio in cui gli adulti non contano più (e infatti qui compare solo il proprietario del bar), le ragazze suscitano attrazione e timore, e riconoscersi in un gruppo (e in un capo) è fondamentale. L’arrivo del Cuggino, più grande, più violento, più subdolo infrange l’equilibrio tra i due schieramenti, cancella l’innocenza che connotava lo scontro. Bello il paesaggio ventoso e bella la strana lingua che si parla nel film.

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