mercoledì 3 maggio 2017

La vedova Van Gogh

ho da poco finito di leggere il romanzo di Guenassia dedicato all’ultimo amore di van Gogh e mi sono imbattuta in quello di Camilo Sánchez sulla cognata del pittore. La vedova Van Gogh, tradotto da Francesca Conte per Marcos y Marcos, a differenza del libro francese, non contiene scoop sulla fine di Vincent e sui suoi quadri, si limita a mettere in primo piano la figura della donna che contribuì in maniera sostanziale a far scoprire la sua arte. La narrazione di Sánchez passa dalla terza persona alla prima di un immaginario diario di Johanna, a citazioni dalle lettere di Van Gogh. Lo scrittore argentino offre un bel ritratto della moglie di Theo: Johanna in compagnia del cognato aveva passato pochi giorni e alla sua morte aveva assistito impotente al declino del marito; rimasta vedova trentenne con un bambino piccolo, raduna tutte le tele di Vincent e decide di farle conoscere al mondo. Tornata a vivere nel luogo della sua infanzia, nel piccolo paese di Bussum, Johanna apre una locanda esponendovi i quadri di Van Gogh e intanto con il ricavato di qualche disegno, incornicia gli altri, organizza mostre. Legge febbrilmente la corrispondenza tra Vincent e Theo, capisce che oltre al pittore, c'è in lui un poeta, decide di rendere pubbliche le carte in suo possesso; le è vicina Wil Van Gogh, una delle prime femministe. Sanchez si ferma dopo la prima importante mostra di opere di Vincent Van Gogh ad Amsterdam nel dicembre 1892: Johanna non sa se a questa ne seguiranno altre, ma è soddisfatta del suo lavoro. Una scrittura sobria al servizio di una storia di grande interesse.  

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