domenica 28 maggio 2017

Omicidi all'acqua pazza


non c’è quasi angolo d’Italia che non abbia i suoi omicidi e il suo detective letterario. Omero, che appare in Omicidi all’acqua pazza, il romanzo di Umberto Cutolo, pubblicato da Clichy, e ambientato all’Hotel Furore, in Costiera Amalfitana, è davvero particolare: se ne sta per lo più rintanato in cucina (di mestiere fa il cuoco e lo fa con passione) e da qui osserva i suoi colleghi e le coppiette che costituiscono i clienti dell’albergo, sottoponendo tutti al vaglio della sua divertita curiosità e dello spirito critico che gli deriva dal padre professore di latino e greco. È un ottimo libro questo esordio nel giallo di un giornalista settantenne: prima di tutto per come racconta il paesaggio usando la chiave dei sapori (narrativa e cucina qui si fondono in un tutto organico, a differenza di altri libri in cui si giustappongono), poi per la caratterizzazione dei personaggi (basti pensare al carabiniere Salvatore, che di delitti non capisce niente ma di pasta alle vongole tantissimo), e per la costruzione del giallo (si arriva fino all’ultima pagina senza aver capito chi è l’assassino e anche questo non capita spesso). Due donne giovani e belle, sposate con uomini più anziani di loro, trovate impiccate a poca distanza di tempo sul ponte di Furore: mentre studia il caso, e fa piazza pulita delle erronee soluzioni che gli altri mettono in campo, inveisce contro i turisti sciocchi e il turismo sciocco in generale (anche nell’ultima versione figlia della televisione: il turismo macabro nei luoghi dei delitti), Omero non smette di cucinare e di illustrare ingredienti e sapori. Davvero godibile e siamo solo al primo volume.

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