venerdì 19 maggio 2017

secondo giorno di salone

ieri tre intervistine: Sanchez, Andruetto (con Carlo felice di poter sfoggiare il suo spagnolo imparato sul campo con gli scrittori argentini e loro che ricambiavano con grandi baci a me e a lui) e Fior, venuto apposta al salone per raccontarci il suo audiolibro su Alice nel paese delle meraviglie. Oggi il gioco si è fatto duro: io e la troupe avanti e indietro da un capo all'altro dei padiglioni. Tra un Pennac scatenato che ha mandato in visibilio il pubblico di insegnanti e bibliotecarie raccontando di essersi messo a leggere per imitare suo padre che, con la pipa in bocca, la vestaglia e Dostoevskji tra le mani, era il ritratto della felicità; Fois e Culicchia molto concentrati su sé stessi (mi fa un po' impressione quando l'intervistato non mi guarda in faccia e parla alla telecamera come se io non ci fossi); i cinque relatori al convegno su Don Milani (che ho fatto in due tranche aspettando un'ora fuori dalla sala); l'autore dell'ultimo momento ( Gabriele Clima che mi è stato proposto lì per lì con Il sole fra le dita, il suo romanzo per ragazzi che ho letto durante l'attesa di cui sopra); Daniele Zito, il siciliano precario che si è inventato i ghost worker e li ha raccontati in Robledo, che non è male per niente; l'argentina Osorio che mi è stata molto simpatica, sono riuscita pure ad innamorarmi. È successo durante l'intervista a Franco Lorenzoni, il maestro elementare che mi ha parlato di Don Milani. Mentre lui parlava, io pensavo, com'è bravo, com'è intelligente, e che bella faccia che ha. Due minuti, forse cinque. Preziosi. Ora sono distrutta dalla stanchezza ma sostenuta dall'entusiasmo per il primo incontro di domani. A tu per tu con Richard Ford alle nove e mezza di mattina. E lo chiamano lavoro.

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