mercoledì 3 maggio 2017

Uno zero

Hanif Kureishi ha sessantadue anni  ed è in piena attività: sta lavorando a una serie televisiva insieme al figlio e ha appena pubblicato un romanzo breve, Uno zero (traduzione di Davide Tortorella, Bompiani). In questo libro  Kureishi si proietta nel corpo e nello spirito di Waldo, un regista inglese ottantenne semiparalizzato che si sta godendo gli ultimi anni della sua vita in compagnia di Zee, l’amatissima moglie indiana di vent’anni più giovane, quando questa s’incapriccia di Eddie, un critico cinematografico che circola per casa loro.  Waldo sa che Eddie è uno squallido parassita e non ha nessuna voglia di dividere Zee con lui  (“l’attività sessuale può anche venir meno, ma la libidine, come Elvis e la gelosia, è immortale”), ma all’inizio decide di lasciare che i due amanti se la spassino dopo averlo messo a letto e s’industria a registrare rumori e immagini dei loro incontri. Grazie alle parole di Zee (che è così presa da Eddie da raccontare al marito di lui) e alle indagini dell’amica Anita, Waldo si fa un quadro completo dell’uomo che gli sta circuendo la moglie: sedotto da un professore a tredici anni, Eddie da adulto lo ha ricattato e spinto al suicidio; ha cinque figli con problemi vari da mantenere e una serie di donne a cui fa una corte interessata, più un amico gangster che gli copre le spalle. Lo scontro tra i due sembra impari, perché Waldo è sulla sedia a rotelle, dipende in tutto da chi lo circonda e non se la sente di far soffrire Zee, ma mai sottovalutare il potere dell’immaginazione di cui il protagonista di Kureishi è abbondantemente dotato.  Un divertissement per esorcizzare l’incubo della vecchiaia e della decadenza sessuale? Un omaggio al cinema noir americano degli anni quaranta e cinquanta? Comunque sia Uno zero è uno sguardo spiritosamente cupo su un ambiente intellettuale infestato da presenze moleste.

Nessun commento: