martedì 27 giugno 2017

Chi-chi e la sua orchestra

appuntamento alle cinque a villa Wolkonsky con la troupe. Dietro piazza San Giovanni c'è questa edificio che ospita nel giardino parte dell'acquedotto di Nerone e altre magnificenze romane: è la residenza dell'ambasciatore inglese. L'ambasciatore è una donna alta, bionda, entusiasta; ama i vestiti sexy e i tacchi alti e dorati. Ha deciso di aprire la villa alla cultura e ha inaugurato una stagione di concerti invitando la Chineke orchestra. Chi-chi Nwanoku, la sua fondatrice, è metà nigeriana e metà irlandese: due grandi occhi azzurri, la pelle marrone chiaro e una cascata di capelli ricci. Quando parla Chi-Chi è uno spettacolo quasi come quando suona: si agita, trasmette emozione. Lei suona da quando aveva sei anni (mi ha detto nell'intervista che era una bambina iperattiva e alzava sempre la mano, per questo si è ritrovata a suonare uno strumento), ma a un certo punto si è accorta che attorno a lei c'erano solo musicisti bianchi, che un nero nella musica classica si faceva notare. La sua orchestra multietnica raccoglie soldi per borse di studio e coltiva talenti tra i ragazzi disagiati. Oltre a lei e all'ambasciatore, ho intervistato una cantante scurissima dalla voce portentosa e un giovane mezzo indiano molto molto carino. Il pubblico che ha assistito allo spettacolo era parecchio pittoresco e non molto educato; alle nove meno un quarto, prima del bis, metà sala è corsa al buffet. Peccato solo per il caldo, la violinista che suonava muovendosi tutta a un certo punto è sparita, Chi-chi non riusciva a leggere lo spartito per gli occhiali bagnati dal sudore, la pianista minuta alla fine sembrava quasi sciolta. Gran bel concerto, pieno di energia.

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