mercoledì 7 giugno 2017

La ragazza selvaggia


Tessa è una ricercatrice quarantenne che vive in un container in mezzo ad un bosco. L’esperimento di creare una zona selvaggia sta per chiudersi per mancanza di fondi, lei sa che il suo periodo lì ha i giorni contati. Trova Dasha, una ragazza scomparsa otto anni prima, quando aveva dodici anni e si decide a chiamare Giorgio, l’industriale che l’aveva adottata a Kiev insieme a Nina, la sorella gemella, e non aveva mai rinunciato alla speranza di ritrovarla. È un libro pieno di lutti, La ragazza selvaggia di Laura Pugno, pubblicato da Marsilio, e i suoi protagonisti sono persone ferite, che trascinano esistenze inquiete in attesa di eventi improbabili. Se Tessa non ha le idee chiare sul suo futuro (non ha una casa, ha una relazione con il suo professore che ha la moglie malata, dovrebbe andare all’estero ma non si decide a farlo), Nicola continua ad amare Nina, entrata in coma dopo un incidente di macchina, e Giorgio sogna di assistere al risveglio di Nina e all’uscita di Dasha dallo stato selvatico in cui è ridotta. La narrazione si sviluppa tra l’immaginario scenario boschivo di Stellaria e Roma, nei giorni prenatalizi con un’appendice estiva. In mezzo c’è un flash back dedicato all’arrivo delle due gemelle provenienti da Chernobyl: Nina che sembrava essersi felicemente adattata all’Italia e Dasha che dipendeva in tutto dalla sorella e proprio da lei era stata tradita e abbandonata. Romanzo di contrapposizioni (la civiltà/lo stato naturale; il bosco/la città; la figlia estroversa/la figlia introversa) La ragazza selvaggia, con il suo linguaggio piano, apparentemente accessibile, non scioglie la solitudine dei personaggi, non svela i loro misteri, si limita a metterli in scena.

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