mercoledì 28 giugno 2017

Lanzarote

il 9 gennaio del 2000, seguendo il consiglio dell'impiegata di un'agenzia di viaggi, Michel Houellebecq parte per una vacanza di una settimana a Lanzarote. Il suo atteggiamento nei confronti dell'isola più che disincantato è sarcastico: le attrattive del posto sono state cancellate dai terremoti del 1730, i pensionati inglesi che la frequentano in massa ci vanno solo per incontrarvi altri inglesi, il giardino dei cactus che visita appena arrivato gli appare come una distesa di bizzarri organi sessuali maschili, l'escursione nel parco nazionale di Timanfaya è finalizzata a scattare foto in punti prestabiliti. Per Houellebecq l'unico modo di risollevarsi il morale è dedicarsi al sesso a tre con una coppia di lesbiche tedesche che risiedono nel suo stesso albergo. Prova a coinvolgere nel godimento anche Rudi, un tristissimo poliziotto belga che ha conosciuto in gita, ma questo è troppo depresso per partecipare all'orgia su una spiaggia deserta (molto bella la spiaggia, questo lo scrittore francese deve riconoscerlo). Va a finire che Rudi aderisce a una setta parareligiosa che prospera a Lanzarote e tempo dopo viene processato per pedofilia. Il brevissimo romanzo Lanzarote di Michel Houellebecq, pubblicato da Bompiani nella traduzione di Sergio Claudio Perroni, mi pare una buona introduzione all'universo narrativo di questo scrittore (di cui non avevo ancora letto nulla), nonché un'ottima controguida all'isola che mi accingo a visitare.

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