giovedì 15 giugno 2017

lost in translation

i postumi della serata allo strega, anche se non ho bevuto nulla, si sono fatti sentire. Stamattina mi sono alzata stanca, ho fatto ginnastica, e sono andata al lavoro. Poi sono tornata a casa dove mi aspettavano due interviste: una facile facile a Matteo Righetto, una difficile difficile a Patrice Nganang, scrittore camerunese. Prima difficoltà: il libro. Mont Plaisant è una cavalcata nella storia del Camerun dopo la prima guerra mondiale: c'è un sultano fascinoso che ama le arti, c'è la donna che ammaestra le sue mogli e che perde l'amatissimo figlio, c'è una ragazzina che viene fatta crescere come un ragazzo. E poi ci sono moltissime altre vicende a cui si fa fatica a tener dietro. Lui, Patrice Nganang, è un signore nero nero, alto e magro, con una certa vocazione allo spettacolo. Si era portato dietro un cappello di legno che ci ha tenuto a mettere sul tavolo e si era vestito con camicia e panciotto bianchi che facevano risaltare il suo colore naturale. Pensavo che avrebbe parlato in francese e che con lui sarebbe venuto un interprete; non mi ero preparata le mie domandine in inglese. Marco di 66thand2nd, che lo accompagnava, si è offerto di tradurre, ma stava collassando per il caldo. Insomma io Nganang non l'ho capito tanto, ma non per il suo inglese, per quello che diceva in generale e in rapporto al libro (mi sembrava di aver letto un altro libro con altri personaggi). Capita. Forse riascoltandolo capirò di più o forse è il segnale che dovrei fare un po' meno interviste.

Nessun commento: