mercoledì 14 giugno 2017

l'ultima lezione di Serianni

con lui ho fatto il mio primo esame alla Sapienza nel giugno di mille anni fa (prendendo il mio primo 30 e lode). Oggi tornando nell’aula I della Facoltà di lettere mi sentivo emozionata quasi come allora. La lezione di Luca Serianni doveva cominciare alle 11, e quando sono arrivata, intorno alle 10,20, lui era già lì che salutava e baciava. Sono scivolata in un posto libero in terza fila, in mezzo ai ragazzi, con la tentazione di mettermi a prendere appunti. L’aula si è riempita a dismisura: agli studenti si sono aggiunti professori e una caterva di ex allievi, molti dei quali scrittori, sceneggiatori, giornalisti. Moltissima gente in piedi, gran voglia di commozione, ma Serianni aveva annunciata una lezione e una lezione è stata. Ha parlato della sua concezione di insegnamento, di come andrebbe insegnata la lingua italiana e di come non andrebbe insegnata (ogni tanto alleggeriva con una battuta, come quando ha citato il bambino che aveva individuato nella frase “esco con lo zaino” il complemento di zaino). L’unica deroga alle sue abitudini è stata quella di leggere il discorso; non voleva lasciare nulla al caso. Quando ha finito parlando di onore e disciplina come capisaldi del suo modo di intendere il servizio prestato allo Stato, è partito un applauso fragoroso che non finiva mai, tutti in piedi, e lui rosso dalla testa ai piedi, felice.  Avrei voluto abbracciarlo, lo faccio da qui.

1 commento:

Anonimo ha detto...

C'era qualche scrittore che si notava di più?