martedì 20 giugno 2017

Maria per Roma

se Nanni Moretti in Caro Diario si permetteva il lusso di perlustrare Roma dal basso della sua vespa, guardandosi intorno e  meditando sulle sue fissazioni, Karen Di Porto, alias Maria, la protagonista di Maria per Roma, il tempo di pensare non ce l’ha proprio. Anche lei percorre le strade romane in motorino, ma è sempre in ritardo, dovrebbe sempre essere altrove, e il telefono non smette di squillarle. Il film racconta una giornata di Maria, dal risveglio abbracciata alla sua cagnolina Lea, fino a notte fonda; tra un provino cinematografico su cui ripone molte speranze e una tristissima festa alla Casa del Cinema, svolge la sua attività principale, che è quella di consegnare le chiavi e far pagare i turisti che affittano case. C’è la sarda che le inveisce contro perché l’ha fatta aspettare un’ora per strada con la bambina, ci sono gli indiani che le fanno trascinare le valigie su per le scale perché sono bramini; c’è la nobile decaduta che vorrebbe che lei dicesse ai clienti obesi che non possono sedersi sulle sue preziose sedie; c’è la divorziata che cerca di imprigionarla nel ruolo di accompagnatrice nei bar; c’è la coppia che la compiange quando si accorge che si è affittata anche il suo letto… E poi c’è il suo amico/fidanzato che ha rinunciato alla carriera di attore per guadagnarsi da vivere in strada vestito da pagliaccio o da Gesù (meravigliosa la scena sotto il Campidoglio in cui la madre dell’ex attore gli porta i pomodori al riso e si rammarica del suo talento sprecato). In tutto questo Lea, sballottata sul motorino e sulle scale dei palazzi appresso alla sua padrona, ha un problema di cuore, dovrebbe fare una vita tranquilla… A parte le apparizioni del padre morto e una scena al rallenti che mi sarei risparmiata, Maria per Roma, scritto e girato dalla stessa Di Porto, mi ha conquistata: c’è una perfetta sintesi del modo di vivere e sopravvivere dei romani, del misto di velleitarismo, generosità, rassegnazione, approssimazione che domina in una città così bella e così decaduta.

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