venerdì 16 giugno 2017

Ninna nanna


se nel suo romanzo d’esordio, Il giardino dell’orco, Leïla Slimani aveva seguito i passi di una donna che si affanna a riempire il suo vuoto interiore affrontando un sesso compulsivo con uomini diversi, in Ninna nanna, tradotto dal francese da Elena Cappellini per Rizzoli, al centro della sua indagine c’è una babysitter che ha ucciso i due bambini che le erano stati affidati. Ispirato a un fatto di cronaca accaduto a New York, Ninna nanna non cerca effetti morbosi, non tiene incollato alle sue pagine il lettore in attesa del fattaccio: il delitto apre il libro, quello che importa capire è perché sia avvenuto. Louise, la tata, ha l’aspetto di una bambola, è piccola e curata. Il suo arrivo a casa di Paul e Myriam è accolto come una benedizione: adora i bambini, sa giocare con loro e inoltre pulisce, cucina. I genitori possono tuffarsi ognuno nel proprio lavoro e quando tornano a casa è una festa, lei c’è sempre, discreta, disponibile, premurosa. La portano in vacanza in Grecia con loro, Paul le insegna a nuotare; una sera cenano insieme senza i figli rimasti in albergo. Di capitolo in capitolo Slimani apre degli squarci sul passato di Louise e sul suo squallido presente: suo marito Jacques è morto per il diabete, era un uomo apatico che l’ha lasciata piena di debiti; sua figlia si è fatta cacciare dalla scuola e se n’è andata senza darle più notizia di sé; abita in un tugurio e butta via le ingiunzioni di pagamento; ha solo un’amica ai giardinetti e non fa che vantarsi con lei della considerazione che provano i suoi padroni per lei. Myriam coglie dei segni inquietanti: Adam è stato morso e non è stata la sorella come dice Louise; un pollo buttato nella spazzatura perché scaduto troneggia sul tavolo spolpato dagli ignari bambini, ma chi poteva immaginare la follia che si andava scatenando nella testa della tata, preoccupata di poter essere messa da parte? La scrittura potente di Slimani torna a metterci di fronte alla complessità dell’animo umano, dei suoi impulsi da una parte e delle sue pigrizie dall’altra. Crediamo di conoscere chi c’è intorno e invece non ne sappiamo nulla. Un meritatissimo premio Goncourt.

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