lunedì 5 giugno 2017

Scandalose



il tratto che accomuna le venti storie di donne raccontate da Cristina De Stefano in Scandalose, Vite di donne libere, Rizzoli, è la passione. La passione per la musica, per le tradizioni cubane, per la scultura, per la poesia, per l’impegno politico, ma anche per donne e uomini, scelti senza alcun criterio di convenienza. Destini tragici come quello di Albertine Sarrazin (“trent’anni di vita miserabile, di cui otto trascorsi in prigione, due di fama letteraria, poi la morte improvvisa, per uno stupido errore dei medici”), esistenze rabbiose (Nina Simone capace di prendersela con una spettatrice che voleva andare in bagno durante un suo concerto), vite appartate (Tove Jansson creatrice dei Mumin, costretta a trovare rifugio su un’isoletta del Nord per stare in pace con la sua compagna), vite esagerate sotto i riflettori (Tallulah Bankhead “regina di Broadway e dei teatri londinesi” capace di praticare tutti i vizi insieme: sesso, alcol, droga, fumo). Ogni ritratto occupa una decina di pagine: dall’infanzia (spesso segnata da un trauma, ma non mancano infanzie dorate) alla maturità, dal successo/insuccesso alla vecchiaia, passando per legami affettivi mai troppo semplici ma vissuti con grande intensità. È un libro che spinge a osare quello di Cristina De Stefano: le sue donne, pur di fare quello che sentivano di voler fare, hanno scalato montagne di pregiudizi. E io cos’ho fatto, si chiede la pavida lettrice.

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