sabato 8 luglio 2017

con gli americani

offrire ospitalità per un week end a una famiglia di cinque persone che viene dall'America (più i due anziani genitori ma questi solo a cena) e garantire a tutto il gruppo che mangeranno da te una pasta alla carbonara sembra una cosa semplice, ma ieri sera verso le otto e mezza, con i due vecchietti che volevano fare conversazione seduti in veranda con mio padre, Andrea che si era persa in macchina tra Spelonga e Gaeta, la tavola da apparecchiare, le uova da sbattere, la pancetta da tagliare, il melone da pulire mi sono sentita persa. Per fortuna c'era la figlia: non che sia il massimo come aiutante, anzi a un certo punto ha avanzato la richiesta che la facessi mangiare perché si era stufata di aspettare gli americani dispersi, ma c'era, era lì, mi aveva portato al mare con la mia macchina, e vedere il suo sguardo di compatimento nei miei confronti era già tanto. Il marito aveva chiarito già da parecchio che si dissociava da questa impresa e gli è capitato pure un party per i sessant'anni della sua azienda proprio il fatidico venerdì; mi sono sentita abbandonata da lui: se mi fosse stato accanto o se avesse dovuto rinunciarci all'ultimo minuto per motivi di lavoro sarebbe stata tutt'un'altra cosa. Ciclicamente  penso che è finita tra noi, che di un marito part time non so che farmene, poi ci ricasco; anche stavolta mi ha parecchio deluso. Ma torniamo alla carbonara: finalmente papà ha risolto la situazione andando a piedi sulla Flacca incontro ad Andrea e i suoi; io ho calato la pasta, rosolato la pancetta e sbattuto le uova. La figlia, sempre critica, ha detto che più che una carbonara sembrava una frittata di pasta con poco bacon. I sette se la sono mangiata con gusto e hanno apprezzato anche le penne con le zucchine dell'orto, il prosciutto e melone, la tiella di scarola. Andrea trentacinque anni fa era un'adolescente ombrosa, con dei genitori noiosi e una sorella assente. L'ho ritrovata a capo di una famigliola dall'aspetto sereno, marito peloso e taciturno, figlia maggiore diciassettenne sveglia, gemelli quattordicenni un po' spauriti. Da ragazza sorrideva raramente, ora è molto più aperta. Come allora è una grande guidatrice e sta facendo vedere ai figli tutta l'Europa senza mai staccarsi dal volante. Vengono da Reno, che deve essere un posto veramente sperduto e sembrano contenti di tanta diversità. Certo apparecchiare, sparecchiare  e lavare i piatti non rientra nelle loro abitudini, almeno in trasferta, ma apprezzano il mio cibo e tanto mi basta. Papà felice che i suoi vecchi amici del periodo americano e la loro figlia abbiano avuto una calda accoglienza.

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