venerdì 21 luglio 2017

il giorno della laurea

che l'umore familiare volgesse al bello si era visto già ieri sera. Era l'anniversario del nostro matrimonio e io di tutto avevo voglia tranne che di una serata a due; avevamo i figli a casa e abbiamo lasciato che scegliessero loro il ristorante, ritrovandoci in un localino pieno di ragazzi dove fanno un misto di giapponese e brasiliano. Ho passato la notte a bere, ma a parte questo non si è mangiato male e ci siamo divertiti. Oggi la laurea della figlia non poteva andar meglio: la presidente di commissione si è raccomandata di applaudire alla fine e non candidato per candidato, per evitare che chi non aveva pubblico si sentisse discriminato, ed è andata spedita con il nome del ragazzo/a e il suo voto. C'erano una quindicina di laureandi, più maschi che femmine, più somari i primi delle seconde. La figlia ha preso un onesto 105 ed era super contenta: di aver chiuso con Roma Tre, delle amiche che la circondavano, del fidanzato, di noi genitori, della nonna, del nonno (che alla fine le aveva fatto la sorpresa di venire) e persino della collana di alloro (modello basic, per quella con i peperoncini, meno fine, chiedevano trenta euro!). Io inaspettatamente mi sono commossa (tale figlia tale padre: anche il nonno ha avuto il suo cedimento).  Dopo la cerimonia, il brindisi e le foto, sono corsa a prendermi il treno. In mare mi sono ripresa dal caldo della mattinata. Stasera cena in piazza con papà, Isabella, Virginia e Anna e il marito rilassato come non lo vedevo da tempo.  È domani, con la festa, che ci è richiesto il massimo impegno.

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