giovedì 13 luglio 2017

il libro della mia compagna di banco


in Dear la stanza in cui passo le giornate è molto stretta e le tre scrivanie c'entrano a stento. Per fortuna le mie due colleghe sono spesso in giro per riprese o montaggi e, anche se ci capita di essere tutt'e tre insieme, nella stanza c'è sempre silenzio perché ognuna sta assorta nel suo lavoro e se parla al telefono esce. La mia vicina di sinistra ha scritto un romanzo, dopo due libri di poesie. Le ho detto, lo leggo e poi t'intervisto. È passato un po' di tempo, lei è stata fuori per un programma, poi per vacanze. Quando è tornata, mi ha detto, vorrei fare una cosa diversa, vorrei che a parlarti del mio libro fossero tre persone che l'hanno apprezzato, ognuna vedendoci cose diverse dall'altra. Oggi pomeriggio ci siamo viste da me e abbiamo filmato i tre interventi. Una situazione un po' alla Ecce Bombo con la francesista che parlava della poetica del frammento, il tipo giovane che ci vedeva l'elogio della spontaneità, la terza che addirittura paragonava il libro alla Bibbia. Sarebbero rimasti ore a parlare tra loro, ma io avevo la borsa già pronta, li ho spinti verso la porta e me la sono chiusa alle spalle. Sono sul treno che mi porta al mare, fa troppo caldo, domani festa. (Il primo week end con tutta la famiglia da mesi: brrr.)

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