sabato 15 luglio 2017

Il ministero della suprema felicità

come nel suo famoso, Il dio delle piccole cose, l'India raccontata da Arundhati Roy nel Mistero della suprema felicità (uscito da Guanda nella traduzione di Federica Oddera) non ha nulla di esotico e di attraente; è un paese in balia di politici corrotti e funzionari crudeli, in cui le varie etnie sono pronte a scannarsi al minimo pretesto ("nella nostra parte del mondo la normalità somiglia un po' a un uovo in camicia: la sua superficie piatta nasconde nel profondo un tuorlo di inusitata violenza. È la nostra costante inquietudine per quella violenza, il ricordo dei suoi passati travagli e il timore per le sue manifestazioni future, a dettare le regole che permettono a un insieme di popoli variegato come il nostro di continuare a coesistere: che ci permettono di continuare a vivere insieme, tollererarci e, ogni tanto, ammazzarci l'un l'altro. Finché il nucleo tiene, finché il tuorlo non cola fuori, va tutto bene.") In questo libro corale, affollato di personaggi, emergono in particolare due figure femminili, intorno alle quali si svilupperà una comunità alternativa nel cimitero di Delhi: Anjun, che trova tra gli hjira, i transessuali, la sua vera famiglia, e poi sceglie di stabilirsi tra le tombe, e Tilo, una ragazza enigmatica di cui sono innamorati i tre compagni di università e che ricambia il più idealista e inarrivabile di loro, Musa, impegnato nella battaglia per il Kashmir. Il Kashmir è al centro della narrazione di Roy, che entra nel dettaglio degli orrori perpetrati dagli indiani in questa regione. Colpisce nelle ultime pagine il racconto che Musa fa al suo antico compagno di studi della sorte di un ufficiale indiano, famoso per la sua spietatezza, emigrato negli Stati Uniti. Lontano dal potere di vita e di morte che ha esercitato, ora fa il benzinaio e ai kashmiri espatriati che l'hanno riconosciuto non serve ucciderlo, basta presentarsi numerosi di fronte a lui in momenti diversi, per farlo uscire fuori di senno. La voce di Arundhati Roy si leva chiara contro i crimini che si compiono in nome di ideologie, nazionalismi, pretesti religiosi e di casta. La sua speranza si concentra sulle bambine: le due trovatelle di questo libro sono il punto d'attrazione di persone legate da affetto sincero, unica arma di resistenza di fronte alla brutalità dilagante.

1 commento:

Anonimo ha detto...

E la tua suprema felicità come gira?