giovedì 27 luglio 2017

Io, Claude Monet

la formula scelta dal regista  Phil Grabsky per raccontare l’opera e la vita di Claude Monet è allo stesso tempo estremamente semplice ed estremamente efficace e potrebbe essere applicata a molti altri artisti: il film Io, Claude Monet offre un itinerario cronologico attraverso i quadri di questo pittore accompagnato dalla voce di un attore che legge brani delle sue lettere (peccato che chi presta la voce a Monet nella versione italiana calchi sulle parole, cercando di trasmettere pathos, laddove avrebbe dovuto usare un registro narrativo neutro). I quadri di Monet sono talmente belli e il suo ardore per la pittura così intenso che gli ottanta minuti del film scorrono molto rapidamente (e le immagini girate oggi nei luoghi raffigurati  si armonizzano senza forzature con quelle dell’artista). Mentre realizza i suoi capolavori, sfidando le intemperie e trascorrendo le giornate in piedi all’aperto, Monet soffre di grandi difficoltà economiche. Ritrae la giovane moglie, il bambino appena nato; si dispera perché non ha i soldi per mantenerli; la moglie si ammala e muore, lui resta vedovo con due figli; continua a dipingere come un forsennato; incontra un’altra donna che è già sposata, con lei fa una nuova famiglia, ma tutta la sua attenzione è sempre focalizzata all’arte. In Italia dipinge paesaggi di Bordighera e Dolceacqua, s’innamora di Venezia; una scogliera, una cattedrale, lo stagno con le ninfee che si fa costruire nel suo giardino sono soggetti a cui dedica innumerevoli dipinti, sempre a caccia delle variazioni di luce, sempre scontento dei risultati ottenuti. Invecchia, seppellisce un’altra moglie, un figlio; teme la cecità, ritorna a vedere dopo un’operazione e ritorna a dipingere tele immense con le ultime forze. Il cinema al servizio della storia dell’arte con ottimi risultati.      

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