domenica 16 luglio 2017

Lady Macbeth


Katherine è una bella ragazza con la faccia tonda e il naso all’insù. La prima inquadratura di Lady Macbeth ce la fa vedere velata il giorno del matrimonio, ma il regista William Oldroy non inquadra l’uomo che ha sposato. Lui lo vediamo nella scena successiva, quella della prima notte di nozze. La cameriera nera (personaggio cruciale del film, lo scopriremo poi) chiede alla protagonista se ha paura e lei dice di no. Il marito è un uomo gelido dall’aria un po’ sudicia: la prima notte la vuole vedere nuda, ma non la sfiora neanche, un’altra sera si masturba mantenendo le distanze. Siamo in una casa antica in mezzo alla natura selvaggia, Katherine non ha nulla da fare e nessuno con cui parlare. Approfittando dell’assenza del suocero e del marito, entra nella stalla e vede che gli uomini si sollazzano con la cameriera impaurita. Katherine punta lo stalliere giovane, lui la raggiunge in camera sua ed è sesso selvaggio con soddisfazione di entrambe le parti. Da quel momento Katherine sembra posseduta: si rotola sul suo letto con il prestante sottoposto, ignorando ogni prudenza. Il suocero al suo ritorno prova a rimettere le cose a posto e viene mandato all’altro mondo con un piatto di fughi; il marito invece perde la vita a colpi di attizzatoio. Per i due amanti sembra venuto il tempo di godersi il loro rapporto (mentre la cameriera, testimone di tanto scempio, perde la voce), ma si presenta una donna nera con il suo grazioso nipote e una carta che lo dichiara erede dello scomparso. Lo stalliere torna temporaneamente nella stalla e non è affatto contento, Katherine è divisa tra il bisogno di sesso e la tenerezza che le ispira quel bambino che la trova bellissima. Finale con doppia sorpresa: perfetto. Con una casa, un’attrice molto dotata (Florence Pugh) e un paesaggio, Oldroy e la sua sceneggiatrice Alice Birch (che a sua volta ha lavorato sul libro di Nikolaj Leskov del 1865) creano il memorabile personaggio di una donna che sembra tutto istinto e invece è tutto raziocinio, fino alle estreme conseguenze. La cameriera, poverina, è fatta di un’altra pasta.

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