lunedì 10 luglio 2017

nuotate in famiglia

ieri mattina gli americani hanno deciso che, siccome all’una e mezza dovevano partire per Roma, non era il caso di venire in spiaggia. Mi sono ritrovata con il mio libro (Arundhati Roy, ma inspiegabilmente sto facendo una gran fatica a entrare dentro questo romanzo) sulla spiaggia quasi deserta della mattina. L’acqua era bellissima, pulita e calda. Ho nuotato a lungo, poi è arrivato papà e insieme siamo tornati a immergerci. Ormai i consigli non richiesti tra una bracciata e l’altra stanno diventando un classico dei rapporti familiari, magari ci limitassimo a goderci il bagno. Il tema era, al solito, la mia crisi coniugale. Lo so che tuo marito ti ha deluso non venendo questo week end a darti una mano con gli ospiti, ma prendi il buono che ti dà, sbriga tutte le rogne, e poi ormai i giochi sono fatti, chi ti si prende passati i cinquanta.  L’effetto di questo discorso naturalmente è stato l’opposto di quello che voleva ottenere. Al ritorno ho guidato con accanto la figlia sentendomi avvolta in una nuvola di cattivo umore e quando a casa mi sono trovata davanti il marito gongolante per il week end passato insieme al figlio ignorantone avrei incenerito entrambi. Penso che queste tre giorni siano un’ulteriore tappa del nostro processo di allontanamento e a questo punto l’idea di un futuro solitario non mi fa più tanta impressione.

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