mercoledì 12 luglio 2017

penultimo

l’esame di maturità non è una gara e che il figlio sia risultato il penultimo della classe con il suo 65 non è un dato di alcun rilievo: ha ottenuto il suo scopo, è passato, si è lasciato alle spalle un liceo che non ha acceso in lui nessuna curiosità culturale. Ostentava sicurezza ieri il ragazzo, ma nell’aggressività con cui rispondeva alle nostre domande un po’ di orgoglio ferito trapelava. Avrei potuto stargli più addosso, aiutarlo a studiare, trovare dei modi per costringerlo a farlo, andare a parlare con i professori invece di lasciare che si gestisse da solo quest’ultimo anno scolastico? Il mio rammarico non è che se la sia cavata per il rotto della cuffia, ma che abbia vissuto la scuola come una perdita di tempo. Non è scemo per niente mio figlio e neppure intellettualmente rozzo come si sforza di apparire. La scelta di una piccola università straniera in cui gli studenti dovrebbero essere seguiti bene e la conseguente uscita di casa mi sembra un buon segnale. E chissà che un giorno viaggiando tra Roma e Maastricht non resti fulminato da un libro: glielo auguro con tutto il cuore.   

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