lunedì 31 luglio 2017

sprazzi d'immotivata felicità

mi sveglio stortissima con un unico pensiero in testa: il marito mi porta a fare un viaggetto in America ma quello a cui tiene davvero è il giro in barca di fine agosto con i suoi fantomatici amici ungheresi, dal quale io sono stata esclusa come se soffrissi il mal di mare o avessi incompatibilità insormontabili con gli abitanti di Budapest. Per l'ennesima volta prendo la decisione di non partire per Washington, ci andrà da solo, o con Svetlana (per quanto mi riguarda possono portarsi anche Ivan - il figlio illegittimo). Con questa solida certezza alle nove sono in spiaggia: l'ideale sarebbe non rivolgergli più la parola e lasciargli capire che non partirò con lui senza dargli la soddisfazione di una scenata. Appena restiamo soli sotto l'ombrellone, non resisto e gli comunico la notizia. Ci spostiamo in acqua per evitare che tutti i vicini partecipino alla discussione. E poi succede che mentre gli dico, vacci con chi ti pare alle tue stupide cascate del Niagara, io del viaggio di addio non so che farmene, tanto tra noi è finita in ogni caso, chiudiamola qui invece che dopo Boston, e mentre lui insiste, voglio partire con te, ho organizzato tutto per te e nessun altro, l'arrabbiatura mi passa, mi viene da ridere, sono contenta di stare in mare con lui, e capisco che devo smetterla di imputarmi, di combattere, che le cose andranno come devono andare, e se ora gli gira bene e mi stringe e mi segue alla boa e passiamo una giornata appiccicati come non ci capitava da un sacco di tempo, devo prendermi questa boccata di felicità e poi prendere quello che verrà dopo senza spingermi da me nei baratri che sono così brava ad evocare. Certo, gli ho detto, per la tua vacanza in barca con i fantomatici ti auguro tutto il peggio: la Croazia sotto un'immane bufera, la cucina di bordo puzzolente di gulasch, mal di pancia generalizzato. Felice a sprazzi sì, magnanima no.

1 commento:

Anonimo ha detto...

adesso non riuscirò più a mangiare il gulasch