mercoledì 2 agosto 2017

Abigail

“Da questo momento finisce la tua infanzia, Gina. Sarai un’adulta, e non potrai mai più vivere come gli altri bambini.” Siamo a pagina 137 del romanzo di Magda Szabó Abigail, scritto nel 1970 e ora riproposto dalle edizioni Anfora nella traduzione di Vera Gheno, appena rivista: a parlare è il padre della protagonista quindicenne, il Generale, che deve finalmente spiegare alla figlia perché ha dovuto separarsi da lei,  mandarla nel severissimo collegio Matula e sottrarla alla bella vita che faceva a Budapest con l’istitutrice francese, la zia e le sue amiche.   Abigail comincia come il tipico romanzo di formazione: c’è una ragazzina disperata per l’improvvisa decisione del padre di mandarla via di casa (la zia le ha istillato il sospetto che l’uomo, rimasto vedovo quando lei era piccola, voglia prendere moglie e questa non desideri averla tra i piedi), c’è il suo impatto con l’istituto che le appare come un tetro fortino pieno di regole che avviliscono la  femminilità, c’è lo scontro con le compagne (che pur essendo molto affettuose nei suoi confronti, le appaiono puerili e, una volta sentendosi rifiutate, le si rivoltano contro emarginandola), c’è un tentativo di fuga che fallisce pur essendo ben pianificato.  Quando il Generale spiega a Gina che la guerra che si sta combattendo “è cominciata per un fine sbagliato , con mezzi sbagliati”, che lui è uno degli oppositori a Hitler, non può permettere che usino la figlia per ricattarlo e che il Matula è il posto più sperduto e più chiuso al mondo che sia riuscito a trovare, nella ragazza scatta un moto di orgoglio, capisce che non può più dar retta ai suoi desideri, impulsi, capricci, deve diventare di colpo donna. Nato come romanzo per ragazzi, Abigail (considerato uno dei tre libri più amati dagli ungheresi) ha superato ben presto i confini del genere: è una storia ricca di colpi di scena, racconta la Storia e il suo impatto sulla gente comune come solo i grandi libri sanno fare, e ha una protagonista che il lettore non scorderà più.     

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