domenica 6 agosto 2017

Anything is possible

Anything is possible è il seguito di Mi chiamo Lucy Barton, il romanzo di Elizabeth Strout, perché in ognuno dei suoi nove capitoli-racconti, il caso di Lucy, la ragazza poverissima che è diventata scrittrice e vive a New York, viene evocata da qualcuno dei personaggi che vivono ad Angash, Illinois, il suo sperduto luogo di origine, e anche perché nel capitolo "Sister" Lucy stessa entra in scena, andando a trovare (con grande sofferenza) il fratello Pete, che abita ancora nella catapecchia di famiglia, e la rabbiosa sorella Vicki, ma è sopratutto un'altra imperdibile tappa dell'esplorazione che Strout conduce, sin dall'inizio della sua narrativa, dei rapporti familiari. Sono una più bella dell'altra le storie raccontate in questo libro (che ho letto sul kindle nella versione originale pubblicata da Penguin). Prendete la prima, quella di Tommy, l'ex bidello che va a comprare un regalo per l'ottanduesimo compleanno di sua moglie e si ferma a salutare Pete, che vive come un barbone. Quello che Pete gli rivela, e cioè che forse è stato suo padre, un uomo rovinato dall'esperienza in guerra, a bruciargli la fattoria e a costringerlo a ricominciare da capo, adattandosi al mestiere più umile, non sconvolge Tommy. Lui la notte dell'incendio è riuscito a salvare la moglie e i figli e si ritiene fortunato per questo, gli è parso che Dio abbia voluto mandargli un messaggio, e non ha alcun rimpianto rispetto a come sarebbe potuta andare la sua vita. Per un matrimonio felice, come quello di Tommy, o quello meno convenzionale di Patty, che ha amato appassionatamente il suo Sebastian anche senza fare sesso con lui, distrutto dalle violenze subite da bambino, ce ne sono diversi altri infelici: quello di Mrs. Small, che illustra a lungo alla malcapitata Dottie, proprietaria del Bed & Breakfast, la propria frustrazione coniugale, salvo poi la mattina dopo non degnarla di un'occhiata; quello di Charlie, il libraio, che ha sposato Marilyn quando era ragazzo e ora che è nonno cerca i suoi momenti di felicità negli incontri con una prostituta nera di cui si è innamorato. Non manca il tema, centrale nella Strout, dei rapporti madre-figlia. Angelina va in Italia a trovare la madre che vive lì con il marito molto più giovane di lei e il loro dialogo è un condensato della sofferenza causata dai legami familiari. Strout passa da vite realizzate a vite soffocate da recriminazioni e rimpianti: tutta la complessità dell'essere umano trova espressione nei suoi meravigliosi romanzi.

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