martedì 8 agosto 2017

da Washington a Niagara

se l'era messa in testa questa tappa alle cascate il marito, e io l'ho lasciato fare, considerando che se si sobbarcava tutta la guidata da Washington al Canada doveva tenerci proprio molto (oggi mi ha confessato che suo padre sin da piccolo gli aveva magnificato questo posto: il generale aveva tanti pregi ma come guida turistica non l'avrei mai assunto). Siamo usciti dall'albergo alle sette di mattina,  pioveva a dirotto; ha piovuto per tutto il primo tratto del viaggio (e uscire da Washington con la macchina a noleggio presa all'aeroporto Ronald Reagan ci ha richiesto un'ora buona). Strada in mezzo agli alberi, a quattro corsie, a tre, a due, a una. Non si arrivava mai e passare la frontiera è stato un incubo: incolonnati per un tempo infinito. La cascata di per sé sarebbe spettacolare ma intorno hanno costruito talmente tanto che sembra di essere a una Dysneyland per adulti con tanto di casinò e torre con ascensore. Un sacco di gente si aggira con impermeabili di plastica e sorriso estatico. Domani saliamo sulla barca per vedere l'acqua che cade da sotto (se non ci mettono in prigione per aver strozzato i vicini di stanza che starnazzano entusiasti della cascata illuminata).

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