sabato 24 febbraio 2018

Figlia mia


un piccolo paese sardo in cui le donne si trovano in chiesa e gli uomini al bar e quasi tutti lavorano con il pescato: questo è lo sfondo della storia di Tina e Angelica che si contendono l’affetto di Vittoria, che sta per compiere dieci anni ed è stata allevata dalla prima, ma è figlia della seconda e le somiglia moltissimo. Tina (Valeria Golino, in formissima) ha riversato il suo divorante desiderio di maternità sulla bambina che ha aiutato a nascere; ad Angelica (Alma Rohrwacher, come sempre bravissima), che è alcolizzata e si vende a chiunque la voglia, ha promesso soldi e appoggio a patto che si tenga lontana dalla sua creatura. Ma è Vittoria stessa a cercare la madre, attirata oltre che dall’aspetto in cui si riconosce, dalla sua disperata vitalità, così diversa dal perbenismo della donna che dorme in stanza con lei e la soffoca con le sue attenzioni. C’è anche un uomo, il marito di Tina, che cerca di far ragionare la moglie, che vuol bene a Vittoria e che capisce che far partire Angelica non è la soluzione ai loro problemi. La bambina con i capelli rossi e lo sguardo perforante è perfettamente all’altezza delle due grandi attrici che interpretano donne irrisolte e concentrate su di sé. Il film di Laura Bispuri, Figlia mia, mi ha emozionato e turbato.

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