domenica 25 febbraio 2018

La ragazza con la Leica


divertente, elegante, sincera, coraggiosa: il ritratto di Gerda Taro che emerge dal romanzo di Helena Janeczek, La ragazza con la Leica, uscito da Guanda, è improntato a un’inesausta vitalità. Morta a ventisei anni nel luglio 1937, mentre era impegnata a documentare con la sua macchina fotografica la guerra di Spagna, Gerda viene ricordata soprattutto come la compagna di Robert Capa. Il libro di Janeczek, che la racconta così come torna alla mente in momenti diversi a tre persone a lei molto legate, due ex amanti e l’amica del periodo parigino, restituisce alla sua figura la centralità che le spetta. Intanto fu lei a “inventare Robert Capa”, a costruire intorno al giovane ungherese di bell’aspetto che le insegna a fotografare il mito che lo accompagnerà per tutta la vita (ideandone anche lo pseudonimo e la finta nazionalità americana). Lungi dall’essere trascinata da lui, Gerda sapeva esattamente cosa voleva. Sin da ragazza aveva sposato l’impegno politico: fuggita dalla Germania hitleriana, in cui aveva subito arresto e detenzione per il suo attivismo, a Parigi studia, fa la dattilografa, si gode la vita. Janeczeck immagina che il “Bassotto”, un medico che vive a Buffalo, si svegli una mattina del 1960 e vada con il pensiero ai momenti passati insieme alla volitiva Gerda ventenne, così ricca di fascino da farsi perdonare anche la sua volubilità. Poi è Ruth a ripensare Gerda, lei che ha condiviso con la futura fotografa una stanza a Parigi così misera da essere infestata da pulci e che considera Capa un fanfarone incurabile; e infine c’è Georg che, da Roma, rievoca l'ottimismo e il pragmatismo che si combinavano in lei alla frivolezza. I libri di Helena Janeczek non scelgono un'andatura lineare, sfidano il lettore invece di portarlo per mano, sanno accendere per i loro soggetti un interesse che supera l'ultima pagina.

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