venerdì 16 febbraio 2018

L'ultima stagione


uscito negli Stati Uniti nel 1974, L’ultima stagione di Dan Robertson, tradotto in italiano da Nicola Manuppelli per Nutrimenti, racconta di Howard e Anne, una coppia di Paradise Fall nell’Ohio sposata da cinquant’anni. Anne ha un cancro terminale e Howard parte con lei per un viaggio senza meta per riflettere sul senso della vita e per stare insieme un’ultima volta. Alla narrazione in terza persona si alterna quella in prima: il protagonista scrive di nascosto un diario di riflessioni e ricordi. Riaffiorano le figure dei due figli, il dotatissimo e sensibilissimo Henry e l’irrequieto Lewis, divorato dalla gelosia del fratello (uno dei personaggi più tragicomici del libro è la terribile Alice, la vedova di Lewis, che i due vanno a rincontrare, e che continua a rinfacciare aspramente agli ex suoceri – nel frattempo ha fatto un altro matrimonio all’altezza delle sue ambizioni– di aver preferito il primogenito morto in guerra e di aver rovinato il secondo sempre ansioso di riscuotere la loro approvazione), ma Howard pesca anche più lontano, e si rivede bambino, costretto ad assistere agli atti di bullismo dei fratelli nei confronti del suo amico cattolico. Quella descritta da Robertson è un’America di provincia piena di divisioni e ancora intrisa di razzismo (il democratico Howard si deve imporre sulla comunità affinché la compagna nera dell’amato dottore possa venir seppellita nel cimitero dei bianchi). Howard, insegnante di liceo che conosce Shakespeare a memoria, adora la sua Anne, ma conserva nel cuore altre due donne, la collega alle cui lusinghe ha resistito, spaventato dalla sua sfrontatezza, e la cognata (vedova con sette figli) con cui è andato a letto una sola volta, travolto dall’attrazione e l’affetto. Anne, con la sua passionalità trattenuta, la sofferenza fisica che la devasta, le domande angosciose che le affiorano sulle labbra, la capacità di autoironia è una figura di grande fascino. Ci si appassiona alla vicenda di questi due vecchi coniugi che hanno resistito a sciagure di ogni tipo contando sempre l’uno sull’altro. Seicento pagine che scorrono in un soffio.

Nessun commento: