martedì 27 febbraio 2018

Resto qui

per il suo quarto romanzo, Resto qui, questa volta pubblicato da Einaudi, Marco Balzano sceglie un’ambientazione sudtirolese e un arco temporale che va dall’ascesa del fascismo agli anni sessanta. Trina è un’insegnante di Curon, piccolo paese al confine tra Svizzera e Austria; la sua lingua madre è il tedesco. Quando Mussolini impone l’italiano e lascia senza lavoro gli abitanti del posto, Trina segue il consiglio del prete e diventa una maestra clandestina, insegnando ai bambini in cantine e altri rifugi. Molti sudtirolesi guardano a Hitler come al loro liberatore, persino la famiglia di Trina si spacca: la figlia fugge in Germania con gli zii, il figlio si arruola volontario nell’esercito tedesco. A Trina non resterà che prendere la via dei monti con il marito Erich, divenuto disertore dopo la disastrosa esperienza al fronte in Albania e in Grecia. Oltre alle travagliate vicende storiche, Curon subisce lo sfregio di una diga che cancella il paese dalla cartina geografica: un progetto della Montecatini che parte nel 1940, che causa la morte di molti operai, e il cui risultato finale è una scarsissima produzione di energia. Tutto parte dalla suggestiva immagine di un campanile che sorge dalle acque del lago di Resia e Balzano riesce efficacemente a rendere le sofferenze sommerse che questa immagine nasconde.

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