venerdì 2 marzo 2018

Enjoy Sarajevo


alternando un capitolo dedicato al presente e uno al passato, Michele Gambino, in Enjoy Sarayevo (Fandango) offre uno spaccato di due modi opposti di fare il giornalismo, entrambi a vario titolo amorali. L’io narrante, che si chiama Michele come lui, incontra, nello studio televisivo Rai del programma pomeridiano di cui è autore, Amos Profeti, convocato in quanto allenatore di serpenti. Alla sola vista di quest’uomo, Michele inorridisce,  ne blocca la partecipazione alla trasmissione, dicendogli speravo fossi morto.  Il perché di questo odio viene raccontato nel seguito del libro e per quanto si sia preparati all’idea di un colpo di scena l'epilogo lascia comunque turbati. Tanto Michele si vergogna di scrivere i testi di un programma che è un miscuglio di cronaca nera, casi commoventi e gossip, tanto un tempo amava il suo mestiere di inviato nelle zone di guerra, pur cosciente della pericolosa ebbrezza che gli dava la prossimità alla morte. Durante la guerra dei Balcani, per raggiungere la Sarajevo assediata, Michele accetta di appoggiarsi a Profeti, un mantovano che ha conosciuto mentre si occupava del caso della Uno bianca. Gli appare subito una brutta persona, ma la sua bravura nel muoversi in territori ad altissimo rischio lo spinge a fidarsi. Una volta giunti a Sarajevo, Michele ritrova Boban, un amico serbo che con la moglie musulmana Helena li accoglie con gioia in casa. La tragedia è dietro l’angolo: le voci che circolavano su Profeti e a cui Michele non ha dato peso trovano una spaventosa conferma e il protagonista si troverà di fronte alla scelta più difficile della sua vita. Che Michele Gambino abbia una conoscenza di prima mano dei conflitti bellici che descrive,  nonché della lotta per bande che si consuma fuori dagli studi televisivi di Teulada risulta molto evidente da questo libro sincero fino alla spietatezza.   

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