domenica 25 marzo 2018

Foxtrot


un film che si guarda con il cuore in gola e quando credi di aver capito cosa sta succedendo tutto cambia, e poi cambia ancora, fino alla drammatica pacificazione finale. Dafna apre la porta e sviene perché capisce che i militari che hanno bussato sono lì ad annunciarle la morte del figlio Jonathan che sta facendo il servizio militare. Siamo in un appartamento di Tel Aviv, gelido e squadrato. La donna viene prontamente sedata e suo marito Michael, insieme alla tremenda notizia, deve affrontare le dettagliate istruzioni che gli vengono date: bere tanto, farsi circondare dai familiari, scegliere la musica e le letture per il funerale. Michael sta ancora combattendo contro la sensazione di star vivendo un brutto sogno quando arriva la notizia che si sono sbagliati: il Jonathan morto non è suo figlio, solo un omonimo. Il padre pretende di rivederlo e l’azione del film si sposta in uno sperduto avamposto del deserto presidiato da Jonathan insieme a altri quattro coetanei. Invece di divertirsi, studiare, andare in giro, ballare, fare sesso, i ragazzi sono costretti a darsi il turno di fronte a una sbarra: passano poche macchine, c’è molta noia, ma anche molta tensione, da un momento all’altro il nemico li potrebbe sorprendere. Samuel Maoz in Foxtrot gioca molto con le inquadrature, passando dai grigi della casa dell’architetto ai colori sparati delle riprese all’aperto, avvicinando molto l’obiettivo ai suoi personaggi, con l’effetto di calare lo spettatore nel dolore e nella rabbia di Michael e nell’altalena di umori di Jonathan. Racconta come meglio non si potrebbe l’intollerabile quotidianità israeliana che è l’intollerabile quotidianità di ogni paese in guerra.

2 commenti:

Silvia Bragalini ha detto...

Ciao! Ti ho nominato per il premio "Blog fantasiosi": https://lanostrapassionenonmuore.blogspot.it/2018/03/durer-e-il-rinascimento-italiano.html Spero che ti faccia piacere!

volevoesserejomarch ha detto...

grazie mille Silvia!