venerdì 23 marzo 2018

La bambina selvaggia


non avevo mai sentito parlare della scrittrice anglo-indiana Rumer Godden e devo al premio Strega ragazze e ragazzi la lettura del suo prezioso La bambina selvaggia, tradotto da Marta Barone per Bompiani. Godden, nata nel 1907 in Sussex, è cresciuta con le tre sorelle in India, e a Calcutta ha aperto una scuola di danza. Ha scritto molti libri (venticinque solo quelli per bambini) ed è morta a novant’anni nel 1998. Il titolo orginale della Bambina selvaggia è Diddakoi, che vuol dire “zingara solo per metà”, essendo la protagonista Kizzy, rom per parte di padre e irlandese di madre. In questo romanzo, che mi ha riportato alle incantate atmosfere delle mie prime letture, Godden racconta lo scontro tra Kizzy e il mondo che la circonda. La ragazzina, che ha più o meno sette anni, vive con la trisnonna in un carrozzone parcheggiato nel frutteto di un burbero ma gentile Ammiraglio inglese. Quando la vecchia muore, nel villaggio sorge il problema di chi si occuperà di lei; l’Ammiraglio, che l’ha accolta in casa dopo un iniziale sconcerto perché totalmente disabituato alla compagnia femminile, non viene ritenuto adatto all’affidamento. Interviene Miss Brooke e con grande pazienza si dispone ad accogliere Kizzy che la respinge, così come respinge tutte le consuetudini della vita al chiuso. Il problema maggiore di Kizzy sono le sue coetanee, capitanate dalla pessima Prue, a sua volta sobillata da una madre perbenista e impicciona: non fanno che bullizzarla perché la sentono troppo diversa da loro. Da una parte favola a lieto fine, dall’altra cruda rappresentazione dei meccanismi di esclusione che vigono nel mondo infantile, La bambina selvaggia, scritto nel 1972, è un classico da non perdere.    

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