giovedì 1 marzo 2018

La vita finora


nel corso di tre mesi e mezzo, Marco Laurenti, un professore di trentacinque anni, vive “l’unica vera avventura della sua vita”. La vita finora di Raul Montanari (Baldini e Castoldi) ha uno di quegli inizi che t’incollano a un libro. Marco parte da Milano per raggiungere il paese sperduto in cui andrà a insegnare e lungo la strada, dopo essere stato adescato da una ragazza appariscente che chiede un passaggio, viene  circondando da un gruppo di bulli che vorrebbe impossessarsi della sua macchina. Una volta giunto a destinazione Marco scoprirà che quegli adolescenti sono i suoi allievi (c’è un’unica scuola sul posto) e che la casa che ha preso in affitto appartiene ai genitori di Rudi, il temibile capobranco sedicenne. Rudi, che è molto sveglio, ingaggia con il nuovo docente una battaglia che passa attraverso la contestazione in aula di tutto quello che dice, e fuori dall’aula nel modo in cui si comporta con Cristina e Chiara che si lasciano soggiogare da lui. Tutto nel paese è inquietante: il padre di Rudi, nostalgico del nazismo; il vicino serbo che si scoprirà essere un ex tigre di Arkan; la “casa del Serpente” in cui i ragazzi si ritrovano per fare riti scemi e consumare cocaina; persino l’amichevole prete peccatore che sa tutto di tutti. Mentre l’evolversi della sfida tra Marco e Rudi mi ha appassionato, mi è parsa meno stringente la parte del libro dedicata al passato del protagonista (con lunga digressione sui genitori bergamaschi violenti e la sorella gay) e al suo presente di instancabile amatore (prima lo vediamo alle prese con Leonora a cui lo unisce solo il gusto per il sesso violento e poi con Roberta, una collega specializzata in orgasmi a singhiozzo). Detto questo (prima o poi la dovrò fare un’antologia della rappresentazione del maschio nei romanzi italiani contemporanei), La vita finora centra l’obiettivo di raccontare la perniciosità di una comunità ristretta (soprattutto per le giovani generazioni munite dell’arma dei social network).     

Nessun commento: