domenica 11 marzo 2018

Lady Bird


arrivata all’ultimo anno di liceo in una scuola cattolica che detesta, Christine sogna di fuggire da Sacramento e andare dalla parte opposta del paese, a New York, per sentirsi finalmente libera e in un contesto intellettualmente stimolante. Sua madre fa l’infermiera e si riempie di lavoro da quando il marito è rimasto disoccupato; in casa ci sono pure il fratello adottato e la sua fidanzata, laureati a Berkley ma al momento impiegati in un supermercato. Nell’odio per tutto ciò che le è imposto Christine include il suo nome e sceglie di farsi chiamare Lady Bird. Il film della trentaquattrenne Greta Gerwig, Lady Bird, racconta lo scontro tra una madre pessimista e abituata a farsi carico di tutto e una figlia sognatrice e beffarda. Lady Bird fa un sacco di errori: si fidanza con un carino e scopre per caso che è gay; perde la verginità con uno stronzetto; abbandona la migliore amica per una più popolare; finge di essere ricca; attacca la suora buona. Cade e si rialza, sa prendere atto dei suoi fallimenti, sa chiedere scusa. Io che vado al cinema in inglese, m’immergo nel film e mi faccio anche un piantarello sta diventando una consuetudine. La cosa curiosa è che oggi piangevo perché volevo essere ladybird, volevo la sua adolescenza energica e ribelle in cambio della mia fin troppo passiva e accondiscendente.

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