venerdì 20 aprile 2018

Arsenale di Roma distrutta


 “Roma è sempre una visione quando decide di fermarsi smemorata. Di assentarsi dal mondo. Di cancellare il suo stesso passato. Roma è la meraviglia quando emerge dal nulla. È un maschio-femmina nudo; enorme e invisibile; un remoto console che si apposta concentrato con il gladio in mano. Roma è una specie di fotogramma che cattura l’eternità”: nelle centoventi pagine di Arsenale di Roma distrutta, pubblicato da Einaudi, Aurelio Picca condensa il suo rapporto con la città in cui è cresciuto e ne offre un potente ritratto onirico. C’è la Roma dello sport di una volta i cui eroi erano Giorgio Chinaglia e Nino Benvenuti; la Roma dei crimini efferati (dal caso della domestica decapitata a quello dei figli del gioielliere trucidati sotto casa); la Roma delle prostitute nere o brasiliane; la Roma dell’ospedale Bambin Gesù con l’annesso teatrino delle marionette; la Roma dei mercati e dei teatri; la Roma del Verano “museo sempre aperto”; la Roma dell’Eur “immensa bottega metafisica”. Nel passaggio da una zona all’altra, Picca mette in scena se stesso bambino e ragazzo, raccontandosi di volta in volta come cameriere di bar, guidatore spericolato, amatore di donne stravaganti, viveur notturno, amico di criminali. La conclusione è un “Roma l’ho amata”. Se non la ama più nemmeno Picca…

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