mercoledì 18 aprile 2018

I, Tonya

povera Tonya: ha una madre che la picchia senza pietà, a quattro anni la sbatte tutto il giorno su una pista di pattinaggio, si comporta male in pubblico, le rinfaccia che deve mantenerla e la insulta per il ragazzo che si è trovata. Il giudizio su questo è l’unico punto su cui la madre ha ragione: Jeff sembra innocuo e invece ha il ceffone facile e un amico pericolosamente scemo e mitomane. In più Tonya che pattina benissimo è sgraziata, mal vestita e non piace alle giurie che le preferiscono le più eteree rivali. Craig Gillespie costruisce il suo film I, Tonyacome un’intervista ai personaggi principali, intervallata dalle scene da loro raccontate, e cala lo spettatore nel mondo dello sport americano dove i campioni vengono amati o odiati con la stessa intensità. La vera storia di Tonya Harding, accusata di aver fatto rompere un ginocchio alla sua compagna di squadra e interdetta dal pattinaggio dopo aver partecipato alle Olimpiadi, diventa la storia della difficile gestione del talento e del macigno che si porta appresso chi non ha mai conosciuto affetti sani ed è privo di grammatica emotiva. Ironico, capace di cogliere i risvolti intimi di un fallimento esistenziale che ha fatto epoca. Visto in lingua originale da sola in sala nel mio giorno di libertà.

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