sabato 14 aprile 2018

Il prigioniero coreano

Chul-woo è un pescatore nord coreano. Ha una moglie, una figlia e la barchetta con cui lavora. La sua sfortuna è quella di vivere al confine con la Corea del Sud: la rete s’impiglia nel motore, questo si fonde e la marea lo fa sconfinare. Il protagonista delPrigioniero coreano di Kim Ki-Duk è un uomo semplice che non ha mai desiderato niente di diverso da quello che ha. I sudcoreani sospettano che sia una spia, lo lasciano in balia di un poliziotto sadico, cercano di convincerlo ad abbandonare il Nord e la sua famiglia, lo costringono a farsi un giro per Seul convinti che verrà sedotto dalle meraviglie del capitalismo. Lui, pur frastornato, resiste e mantiene intatto il suo desiderio di tornare a casa. Come Chul-woo immaginava, il suo rimpatrio non è affatto semplice: accolto come un eroe davanti alle telecamere, è subito condotto in uno scantinato dove ricomincia la tortura di scrivere come ha passato le giornate e ricominciano insulti e botte. Magari il problema fosse solo il regime dittatoriale: il problema sono gli uomini che esercitano il potere sugli altri uomini. Paradossale e durissimo.

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