martedì 17 aprile 2018

Io sono Tempesta

non era il film che io e Giulia volevamo vedere, ma l'abbiamo trovato meno peggio di quanto ci aspettassimo: Io sono Tempesta di Daniele Luchetti affida a Marco Giallini il ruolo di un finanziere solo al mondo e a Elio Germano quello di barbone con figlio per raccontare l'Italia di oggi in cui a contare sono solo i soldi. Numa Tempesta, il ricchissimo finanziere, deve scontare un anno presso i servizi sociali per frode fiscale. Appena arrivato al centro che offre pasti e docce a persone senza fissa dimora, cerca di corrompere  le persone che ha intorno per ottenere uno sconto di pena e ci riesce benissimo, anche grazie alla mediazione del ex barista Bruno. L'unico osso duro che incontra sul suo cammino è la direttrice del centro, un'integralista cattolica che crede nell'empatia, nella solidarietà e persino nell'amore romantico. Lei (Eleonora Danco) è un personaggio tagliato con l'accetta, mentre risultano irresistibili le tre giovani aspiranti psicologhe che fanno le prostitute d'alto bordo senza perdere un briciolo del loro candore. C'è anche un bambino, il figlio di Bruno, che si adatta a dormire alla stazione, a indossare il pigiama di seta che gli viene regalato e non perde la voglia di studiare per sottrarsi allo sporco mondo in cui è calato. Farsesco e mai sdolcinato. Scritto da Luchetti con Sandro Petraglia e Giulia Calenda, fotografia di Luca Bigazzi.

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