giovedì 12 aprile 2018

La vita degna

quando da bambini ci dicono che abbiamo un talento e con questo ci condannano a ricorrere quel sogno per tutta la vita. Scopriamo, attraverso le dodici fotografie mai scattate che aprono il libro La vita degna di Dario Buzzolan (Manni), che a Leonardo Bolina, il protagonista, fin dalla più tenera età, è stato preconizzato un avvenire su un palcoscenico. Leonardo ha debuttato come autore teatrale, è stato accolto da un certo successo; il secondo spettacolo da un suo testo non l’ha visto nessuno e il terzo non è mai andato in scena. Lui si è sposato, ha avuto un figlio, ha ripreso l’università, ha trovato un impiego al comune, ha avuto una figlia. Quando il romanzo inizia, Leonardo ha sessantaquattro anni e senza accorgersene è arrivato alle soglie della pensione: uno “scivolo” gli restituisce la libertà. Decide che il gruzzoletto del trattamento di fine rapporto lo investirà nella messa in scena del Lungo viaggio verso dove scritto trent’anni prima e contatta Max, il suo maestro di allora. La moglie è contraria e il figlio, da sempre rancoroso nei suoi confronti, gli dice: “buttare via i soldi di tutta la famiglia in un’impresa come questa è semplicemente una follia”. Leonardo va avanti; le previsioni familiari risultano azzeccate; Max non ci credeva fin dall’inizio e lui decide di interrompere le repliche dello spettacolo. La vita degna non è la storia di un riscatto fuori tempo massimo, è la storia di una complicata e dolorosa ricerca di sé. A un certo punto sembra che Leonardo, cacciato di casa e senza un soldo, possa rifugiarsi nell’amore: rivede Adele, la sua prima fidanzata che è sola dopo il divorzio, e la figlia di questa, Lis, conosciuta in teatro, nutre per lui una grande ammirazione e forse qualcosa di più. Ma Buzzolan non cerca rimedi all’improvviso spaesamento del suo personaggio, lo manda alla deriva e lascia che accarezzi propositi suicidi. Finale montanaro. Un romanzo pieno di false piste, come sono falsi i pronostici che riceviamo durante l’infanzia, come è falso credere che saranno sempre le stesse cose a renderci felici.

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