domenica 1 aprile 2018

Quello che non so di lei

sfinita dall’impresa di scrivere un romanzo di successo, Delphine si piazza davanti al computer, non riuscendo più a scrivere una parola. In più riceve lettere anonime che l’accusano di aver vampirizzato la vita dei suoi familiari (nel libro raccontava il suicidio della madre). Il suo compagno è in America per il programma televisivo sugli scrittori a cui lavora; i suoi due figli studiano fuori. Una sua ammiratrice giovane e bella si fa sotto con insistenza per aiutarla; Delphine le dà fiducia e finisce per accoglierla in casa sua. Lei, così si fa chiamare la donna, pian piano comincia a raccontare di sé e tutto quello che la riguarda è molto inquietante: il marito che si è sparato in un rifugio, la casa natale andata in fiamme... Il film di Roman Polanski, Quello che non so di lei,affronta il tema della fragilità e insieme della protervia dell’artista che mette sempre al primo posto la sua creazione: Delphine da una parte è vittima delle attenzioni morbose di Lei, dall’altra usa le confidenze che riceve da questa come materiale per la scrittura. Per essere un horror a pieno titolo (a un certo punto le due finiscono isolate da tutto in campagna e la scrittrice ha una gamba rotta che la ostacola nei movimenti), la personalità di Lei avrebbe dovuto essere più mascherata ed ambigua, mentre sin dall’inizio appare come una pericolosa squilibrata. Il doppiaggio poi non aiuta. Peccato: Emmanuelle Seigner e Eva Green sono entrambe brave e il tema era per me molto interessante.

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