sabato 12 maggio 2018

a Torino

mettere piede al salone e venire colta da un'insopprimibile desiderio di fuga. File e rumore, gente ovunque. Oggi ho intervistato solo una bravissima e simpatica illustratrice marsigliese. Alessandro, che mi aveva convocato nel pomeriggio per un progetto scuola lavoro sulla traduzione, se l'è cavata da solo in mattinata; ho assistito alla presentazione di un programma sulla lettura fatto da rai scuola e me ne sono andata, senza farmi neppure un giro. Era presto, ho puntato sul museo del cinema. Non c'erano più biglietti per l'ascensore per la Mole, ma il museo me lo solo vista con calma, godendomi gli spezzoni dei film più famosi. Il direttore mi aveva cooptato per una cena con quelli di Rai storia; erano le otto meno dieci, il suo messaggio non era ancora arrivato: mi è comparso davanti Sotto la mole, il ristorante che mi era stato consigliato al salone: sono entrata e mi sono seduta. È arrivato il messaggio, mi sono scusata, e mi sono gustata il mio tortino di asparagi e il risotto alle erbe. Sul piano della socialità progressi zero, ma almeno a cinquant'anni suonati un buon cibo da sola riesco ad apprezzarlo.

1 commento:

babalatalpa ha detto...

Il Salone del libro era diventata un'abitudine. Quest'anno, memore della confusione delle ultime due esperienze (sempre più caotico), ho deciso di non andare. Fino a questa mattina ero un po' pentita (ne parlano tutti; da lettrice e blogger per diletto il Salone resta una buona occasione per incontrare amici lontani). Con questo breve post, hai riassunto la sensazione di spossatezza dello scorso anno. Me ne torno allegramente a leggere sul divano di casa.