martedì 22 maggio 2018

Da soli

quando si sveglia dall’anestesia dopo l’operazione al seno, Laura cerca suo marito Piero, e sono i figli a doverle ricordare che il matrimonio è finito sei mesi prima, quando lui se n’è andato di casa. Nel romanzo breve Da Soli (Einaudi), Cristina Comencini mette in scena due coppie sotto i sessant’anni. Amici da prima di sposarsi, Laura e Piero, Marta e Andrea, che hanno figli grandi ormai fuori di casa, fronteggiano nello stesso periodo la separazione dal proprio partner. Nel primo caso è Laura a non capacitarsi dell’abbandono di Piero e a sentire in modo lancinante la sua mancanza; nel secondo è stata Marta a lasciare il marito per un bisogno di solitudine e indipendenza, forse legato all’abbandono subito dal padre quando era bambina. Comencini riesce con grande economia di parole a sbozzare un ritratto convincente dei quattro personaggi alle prese con i sentimenti alternanti dovuti al loro nuovo status di single. Alla fine proprio Laura, quella che sembrava la più debole dei quattro, la più dipendente dal bozzolo familiare, darà un assetto soddisfacente alla sua vita. Dire che ho divorato queste centocinquanta pagine è dir poco.

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