venerdì 4 maggio 2018

Come un giovane uomo

"La scrittura di Come un giovane uomo - Neve mi ha portato via, in varie stesure, cinque anni, i cinque anni di ingresso alla vita lavorativa vera e propria - e ovviamente uno dei temi portanti del libro è il passaggio dalla giovinezza alla vita adulta, che non può essere disgiunta dalla consapevolezza della mortalità in generale e della propria mortalità in particolare": siamo alla nota finale del romanzo di Carlo Carabba, Come un giovane uomo, pubblicato da Marsilio. Partendo dal desiderio coltivato da quando era piccolo di rivedere la neve su Roma e sulla terribile coincidenza che, nel giorno in cui il desiderio si avvera, un'amica carissima, proprio a causa della nevicata, ha un incidente che si rivelerà mortale, Carabba costruisce un racconto sui momenti chiave della propria formazione. La memoria gioca un ruolo fondamentale in questa narrazione che si dispiega in lunghi paragrafi dal sapore proustiano: incontriamo il Carlo lettore precoce che cresce a Roma con la madre, le babysitter e la nonna, quello che in classe aiuta i compagni e sui campi di calcio s’impegna oltre le sue possibilità, quello che salta il funerale della nonna paterna, quello che non regala una trottola a un bambino turco che l’avrebbe apprezzata… Un libro molto personale e molto generazionale (ai riferimenti alti si accostano programmi televisivi, fumetti) sui gesti, soprattutto quelli mancati, che plasmano la nostra personalità.

Carlo Carabba, oltre a scrivere proustiano, parla proustiano; ha un tono di voce  persino più pacato di quello di Carlo D’Amicis.

1 commento:

azzurropillin ha detto...

mi diverte sempre lo scollamento tra quello che mi fanno presagire i titoli dei post e il loro effettivo contenuto. questo pensavo fosse un post sul figlio, e invece è il titolo di un romanzo.