venerdì 25 maggio 2018

Spifferi

sei racconti uno più bello dell’altro, una galleria di personaggi  spiazzanti e un io narrante ancora più stralunato di loro: leggendo Spifferi di Letizia Muratori, pubblicato dalla Nave di Teseo, si ha la sensazione di affacciarsi su un abisso, anzi di camminarci intorno, sentendo tutta la precarietà delle sicurezze a cui ci aggrappiamo.  In Rispondi a Dimitri una figlia convince i genitori settantenni a traslocare in una casa più piccola: tra le tante cose da buttare c’è anche l’abitudine a rispondere alle chiamate di un certo Dimitri, un molestatore telefonico; la figlia va a cercarlo e scopre una storia di dolore e solitudine tutta diversa da quella che si aspettava. Dolore e solitudine sono anche il pane quotidiano di Pietro, l’amico della narratrice, che non usa sapone per lavarsi, guarda ossessivamente Il segno del comando e i film su Tele Capri. C’è una dimensione esistenziale nei racconti, ma l’esplorazione della follia condotta da Muratori ha anche una dimensione sociale: è terribile la condizione dei fratelli eritrei che trovano rifugio in un albergo ai confini della Svizzera e non devono rivelare la loro parentela se no il più piccolo non avrà il permesso di volare in Germania ed è straniante l’incontro tra Michele e l’americana arruffona che dovrebbe dare un figlio a lui e al suo compagno: quante cose assurde accettiamo perché così è la legge o semplicemente perché vanno incontro ai nostri desideri.

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