domenica 17 giugno 2018

A Quiet Passion

non era facile raccontare una vita, come quella di Emily Dickinson, che si è svolta tutta tra le pareti domestiche. Terence Davis in A Quite Passion si affida soprattutto alla bravura della sua interprete Cynthia Nixon (capace di apparire seducente e poi spenta, rigidissima e piena di animazione), alla forza dei dialoghi e alla bellezza dalle poesie recitate fuori campo. La Dickinson raccontata in questo film è dapprima una ragazza che si schiera contro il conformismo religioso a scuola, poi una femminista ante litteram che denuncia le costrizioni subite dalle donne, ma è soprattutto un’artista che si consacra con piena consapevolezza alla sua arte, riducendo a zero le distrazioni e trovando nei propri familiari il guscio protettivo entro cui ripararsi dal mondo. Il rapporto con il padre, che ogni tanto si scontra con lei ma che la ama e la sostiene; con la sorella che è la sua più grande ammiratrice; con la debole madre bisognosa di cure; con il fratello e sua moglie sono tutto quello di cui Emily si nutre; ci sono anche un’amica arguta e un reverendo che fa bei sermoni, ma la loro presenza è transitoria nella vita della protagonista, come lei stessa dolorosamente ammette. La rinuncia all’amore non le pesa, mentre le piacerebbe moltissimo vedere pubblicate le sue poesie; della stima dei posteri non sa che farsene. Non un film per le masse, ma ai dickinsoniani non può non piacere.

Nessun commento: