domenica 3 giugno 2018

interdetto

week end al mare con Eleonora e la sua famiglia. Lei è il capoufficio stampa dell'Ama, ha così tanto da fare che a Roma è difficile vedersi, due giorni bastano appena per riaggiornarci su tutto. Ieri sera bella cena in giardino cui partecipano loro tre, mio marito, mio padre e Virginia. Papà stamattina mi dice un po' angustiato che risalendo a casa verso le dieci di sera, si è dovuto fermare per un crampo a entrambe le cosce, aveva paura di non riuscire a reggersi in piedi; ora sta bene (forse non gli ha giovato la giornata passata sotto l'ombrellone senza bere altro che un bicchier d'acqua). Sto a lungo in mare con Eleonora, faccio una prima boa da sola, cammino sulla spiaggia con il marito. Di ritorno all'ombrellone vedo papà che nuota parecchio al largo con Ada, la figlia decenne della mia amica. Virginia e Eleonora li guardano dalla riva, lui aveva detto che non sarebbe andato lontano, aveva paura dei crampi. Mi butto e li raggiungo, mentre papà incita la bambina a seguirlo alla boa rossa. Chiedo ad Ada di tornare indietro con me e lei un po' a malincuore lo fa. Per me l'incidente poteva chiudersi qui, ma quando lui mi si presenta davanti tutto pimpante per la sua impresa, sbotto. Gli dico che lui può nuotare fino in Sardegna se vuole, ma è meglio che eviti di portarsi appresso bambine di cui non conosce la resistenza in acqua. Lo ha sempre fatto, contando sulla sua prestanza fisica e la sua acquaticità; ora che è un po' meno in forze dovrebbe risparmiarselo, risparmiarcelo. Che sarebbe successo se si fosse sentito male o se Ada gli si fosse attaccata al collo al largo? Perché non riesce a capire che a quasi novant'anni può mettere in pericolo se stesso ma non gli altri? Mi lancia uno sguardo di puro odio. Borbotta, volete farmi interdire. Non esattamente quello che avevo cercato di comunicargli. Per me non trattarlo da vecchio rincoglionito significa continuare a dirgli quello che penso, non dargli sempre ragione per farlo contento e sperare che se la cavi.

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